Immaginiamo che un extraterrestre atterri
all’improvviso su questa terra di piadine, garganelli, e
sangiovese, e debba intuire il livello di civiltà degli
esseri umani da come spendono il loro tempo libero. Che
idea si farebbe? C’è il rischio che creda che viviamo
in una società che sta per implodere? Proviamo ad
analizzare alcuni indicativi dettagli.
Come noto, la riviera romagnola è accogliente e
festaiola, ma offre vacanze preconfezionate: turismo di
massa, pacchetti alberghi-ombrellone, sconti comitive.
Poco spazio per la riflessione: natura scarseggiante,
silenzio assente. Non adatte ai solitari, nemmeno agli
avventurosi (ma un poco agli avventurieri), non agli
intellettuali e neppure a chi ricerca l’ascesi mistica.
Vacanze in scatola. Impacchettate e pronte per l’uso.
Ricostruite ad immagine e somiglianza di una qualsiasi
giornata di lavoro. Simili del resto, a tutte le vacanze
in scatola di altre centinaia di villaggi turistici all
inclusive sparsi su tutto il pianeta. Ce n’è per tutti
i gusti. Qui lo si intuisce fin da una prima occhiata alle
ridenti (anche se un po’ cementificate) cittadine che si
affacciano sulla costa che va da Ravenna, attraverso
Cesenatico, Rimini, Riccione, fino a Cattolica. Perché,
diciamoci la verità, la riviera romagnola, sul piano
paesaggistico architettonico è proprio brutta. Che sia
diventata, nel corso dei decenni, meta di vacanzieri è
fuori dubbio. Ma da vedere, è davvero bruttina. Paesi
caratterizzati da una anonima architettura edile fine anni
’60. Alti edifici, in fila come tante scatole, (ma
dov’erano i piani regolatori quando sono stati
costruiti?) poggiano le loro fondamenta fin sulla sabbia
in riva al mare. La spiaggia in alcune zone si è ridotta
ad appena qualche metro. L’acqua del mare nel corso
dell’estate assume le più ampie gamme di colori, che
vanno dal verde marcio al rosso fino al marrone, ma senza
mai sfiorare le tonalità del blu. L’opacità in certi
periodi raggiunge un livello tale che basta immergersi in
riva fino alla caviglia per non vedere più i piedi.
Eppure i romagnoli sono riusciti anche a fare questo:
attirare turisti da tutta Italia e mezza Europa senza uno
straccio di paesaggio naturalistico a disposizione. Hanno
già fatto molto, non potevano fare di più. Vacanze in
scatola, del resto. Questo il pacchetto, che prevede anche
file chilometriche per giungere alla meta prescelta
sull’Adriatico.
Un’ampia visione dall’alto, se possibile, sarebbe
molto eloquente. File apocalittiche, sotto il sole: il
Grande Esodo. ‘Non si erano mai viste code tanto grandi,
tanto lunghe’. Ogni anno è così, in particolare lungo
il tratto dell’A14 da Bologna, in direzione sud, verso
Rimini e Riccione: code e rallentamenti in particolare tra
i caselli di Castel S. Pietro e Imola. E ritorno. Eppure
tutti gli anni, e ad ogni fine settimana, si ripetono.
Viene da chiedersi: come si può intendere con il termine
vacanza (dal vocabolario della lingua italiana Devoto Oli:
“interruzione delle ordinarie occupazioni per un periodo
di più giorni a scopo di riposo, distensione, svago”)
una cosa simile. Le code sono un’interruzione
dell’”ordinaria occupazione”? Ma non importa:
l’importante è andare. E non fermarsi mai.
E viene da chiedersi ancora, se questa è una vacanza, di
fronte agli alberghi, o meglio, agli Hotel. Qui i
pacchetti garantiti per la vacanza in scatola sono
numerosi. Offrono pensione completa, che rappresenta uno
specchio perfetto dove riflettere la totale incapacità di
ritagliarsi tempo libero e idee anche in ferie. Ci si
mantiene impacchettati ben bene, senza il rischio di
trovare niente di nuovo rispetto ad una qualsiasi giornata
di lavoro: orari fissi a colazione, pranzo e cena. Saloni
da pranzo simili a mense; camere tutte uguali come celle.
I migliori alberghi sono dotati di piscina: certo
l’acqua del mare romagnolo avrebbe bisogno di un
supporto artificiale azzurro. Peccato però, che le
‘piscine’ (swimming pool, fa più international) non
siano tali, ma banalmente rilegate ad un semplice servizio
in più per aumentare forse di una stella il prestigio
dell’albergo in questione. In una piscina vera, si
dovrebbe nuotare. Qui invece, si tratta più che altro di
vasche. Dove sguazzare tutt’al più. Buttarci dentro i
bambini, tenendo d’occhio che non facciano troppi danni.
Uomini come pesci rossi dentro alle vasche di vetro
trasparenti. Il mare, ad appena venti metri, in realtà è
lontanissimo. Nuotare in mare, con i rischi e la bellezza
che comporta, è per pochi intrepidi. Sognatori, forse:
che hanno imparato a nuotare e non temono ampi orizzonti.
Ma nelle vacanze in scatola, i sogni sono tutti morti.
In spiaggia bisogna dedicarsi ad una qualsiasi attività
che non sia soltanto quella banale e obsoleta per cui
normalmente si va al mare: prendere il sole e fare il
bagno. Ben vengano quindi partite a beach volley, basket,
racchettoni: gli stabilimenti balneari più alla moda
offrono anche corsi di ginnastica aerobica e baby dance
(meglio abituarli fin da piccoli). Televisori con
megaschermo, sparati a tutto volume, perché (lo sappiamo)
è fondamentale nel bel mezzo di una calda domenica
pomeriggio di sole, sapere se vince la squadra di calcio
del cuore o se un evasore fiscale che corre in moto vince
una corsa, (e cosa importa se non paga le tasse:
l’importante è che vinca. Siamo in vacanza, c’è
tempo poi per sfogare la rabbia sul “vu cumprà“che
ruba la mela).
Prima o dopo la spiaggia, una bella vasca in giro per
negozi. Si deve consumare ovunque e sempre. Comperare
qualcosa, anche se ci si trova soltanto per qualche giorno
ad appena trenta chilometri da casa. Non si deve perdere
l’abitudine. E soprattutto, bisogna continuare sempre a
fare qualcosa. Non fermarsi mai.
Per trascorrere una giornata un po’ diversa dal solito,
si può puntare su uno dei diversi parchi di divertimento.
Qui, il nostro extraterrestre assisterebbe ad uno dei
segnali più tipici della futura (ma alle porte)
implosione. C’è che si diverte facendosi sballottare
nell’aria a testa in su e poi in giù per decine di
minuti. Altri che invece preferiscono (fingere di) cadere
nel vuoto da altezze vertiginose. Per divertirsi è
necessario farsi rivoltare effetto lavatrice in
centrifuga, possibilmente insieme con altre centinaia di
persone, urlando spesso nel frastuono di una musica
assordante.
E non va certamente meglio per gli amanti dei templi del
divertimento per eccellenza: le discoteche. La striscia di
costa che va da Ravenna a Cattolica è una delle più
prestigiose da questo punto di vista. Ma anche una delle
più emblematiche. Musica sparata a decine e decine di
decibel: non si capisce come questi luoghi dovrebbero
rappresentare il punto di incontro per i ‘giovani’,
per divertirsi e per conoscersi, quando in realtà diventa
impossibile il benché minimo tentativo di comunicare. Non
si riesce a proferire neppure una sillaba, se non urlando
nell’orecchio del vicino. Alquanto improbabile,
qualsiasi tentativo di comunicazione. Per non parlare del
tipo di musica: una percussione (parlare di note musicali
rappresenta un eufemismo) sparata a 180 200 battute il
minuto. Un tentativo ben riuscito di pseudo ipnosi del
cervello, che associata alla lenta anestesia dell’alcol
che gira a fiumi nelle vene ed eventualmente mixata con
una pasticca stimolante del sistema nervoso centrale,
garantisce la sconnessione automatica del pensiero dal
resto dell’organismo. Ma d’altra parte, chi l’ha
detto che bisogna pensare? Bisognerebbe fermarsi, innanzi
tutto. Costa fatica. Potrebbe costare anche (certamente)
sofferenza.
E poi, chi assicura. Che una volta fermi, si voglia poi
ripartire di nuovo?
Fonte: sabatoseraonline.it